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Martedì, 25 Febbraio 2014 17:14

IL MANIFESTO DELLA LIBERTA' IN MONTAGNA In evidenza

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Il manifesto della libertà in montagna: "Ma l'alpinismo non è senza limiti"

L'Osservatorio della Libertà in Montagna e in Alpinismo, nato all'interno del Cai e guidato da Alessandro Gogna, scrive una lettera aperta al procuratore Guariniello. Polemica dopo l'accusa di omicidio colposo per i tre compagni dello sciatore travolto a Sauze da una valanga. "Scendere un pendio innevato lungo una pista da sci o lontano da essa sono due cose culturalmente opposte"

di LEONARDO BIZZARO21 febbraio 2014

 

No Limits. La vecchia pubblicità di un orologio è stata la fortuna di una generazione di alpinisti e arrampicatori, ma forse ha rovinato per sempre la reputazione dei loro colleghi. Perché nascono tutti da lì, dalla convinzione che in montagna ci vada chi non vuole limiti, i titoli dei giornali dopo un qualsiasi incidente in montagna, con poche eccezioni. E dunque non ha fatto scalpore la richiesta di rinvio a giudizio con l'accusa di omicidio colposo - da parte del pm Emanuela Pedrotta, del pool di magistrati torinesi guidati da Raffaele Guariniello che si occupano di sicurezza - dei tre amici di Simone Caselli, trentanovenne di Modena, che il 9 dicembre 2012 è morto, sepolto da una valanga, mentre sciava fuoripista sotto il Fraitève, a Sauze d'Oulx. Non ha fatto scalpore fra chi non frequenta la montagna, l'estate o d'inverno, ma è stata una valanga tra alpinisti e affini. Perché un'accusa di omicidio, ancorché colposo, significa la parola fine per un'attività che ha una storia plurisecolare e attorno alla quale sono nati i club alpini, la professione di guida alpina, le industrie di attrezzi, i rifugi e chissà quant'altro. L'Osservatorio della Libertà in Montagna e in Alpinismo, riconosciuto dal Cai, che solo per caso nasce in coincidenza con la richiesta di rinvio a giudizio, scende in campo per chiedere non tanto una "giustizia speciale" per chi va in montagna, ma la comprensione di che cosa sia l'alpinismo rispetto ad altre attività sportive. Al procuratore Guariniello arriverà oggi la lettera aperta firmata dal portavoce dell'Osservatorio, Alessandro Gogna, personaggio di primissimo piano dell'alpinismo dagli anni Sessanta agli Ottanta. 


Leggi la lettera completa a Guariniello


Mentre il numero di marzo di Montagne360, la rivista del Club Alpino Italiano, ospita un editoriale del direttore Luca Calzolari che condivide le medesime conclusioni con gli oltre 350mila soci del Cai.

Leggi l'editoriale di Montagne360

La libertà in alpinismo, specifica Gogna, non è vivere emozioni ed esperienze "senza limiti, sminuendo l'esistenza di pericoli e rischi", ma "facoltà di determinare in autonomia le scelte che ci riguardano, sia come singoli che come componenti di una collettività, ma con la consapevolezza del rischio che si corre e dei danni che possono derivarne ad altri". C'è un diritto al rischio, ma "è valido solo quando è frutto di una scelta consapevole e rispettosa degli altri, sapendo che non esistono la pretesa e la certezza di essere soccorsi sempre, comunque e in ogni condizione". Non può esistere la sicurezza totale, "è una pura illusione della società assistenzialista e consumista, non esiste e non esisterà mai, né in alpinismo né in nessun'altra attività umana (...). Esistono però spazi in cui la persona può e deve muoversi liberamente con la coscienza del rischio e dei propri limiti, con l'attenzione agli altri e all'ambiente in cui si muove". L'antropologo Annibale Salsa, docente all'Università di Genova ed ex presidente del Cai, scrive che oggi "la ricerca della sicurezza è la psicopatologia della società moderna".

Ma c'è un confine netto fra terreni e attività che vi si svolgono: "È fuor di dubbio - scrive ancora Gogna - che l'attività in pista deve essere al riparo da pericoli oggettivi (...). L'utente della stazione sciistica ha acquistato un servizio che comprende, tra le altre cose, la propria incolumità sulle piste da sci (...). Se invece abbandoniamo la pista, non importa se di poco o di tanto, dobbiamo preoccuparci da noi. Bisogna far passare il concetto che scendere un pendio innevato lungo una pista da sci o lontano da essa sono due cose culturalmente opposte, certamente compatibili tra di loro, ma da non confondere. Sulla pista da sci si fa attività sportiva, altrove no! Il restante è compreso in tutte le altre attività d'avventura in montagna, estive e invernali".

Chiede dunque un confronto con Guariniello, l'Osservatorio, "perché riteniamo che lei personalmente debba essere messo a conoscenza della filosofia di coloro che reputano essenziale forma di libertà il muoversi su terreno 

di avventura montana". Perché riconosce nel magistrato colui dal quale spesso si è mossa la discussione che ha trasformato la legge. 



Il testo integrale della lettera si può scaricare dal link www.k3photo.com/high-res/Guariniello-lettera-aperta.pdf 

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